Antonio Canales — Cumbre Flamenca Campanas, Barcellona, 4 febbraio 1988 · © Paco Manzano

Il ballerino che ha reinventato la danza maschile su un palcoscenico in penombra.

La fotografia è quasi astratta. Un uomo solo al centro di un enorme palcoscenico, seduto su una sedia, con il cappello inclinato in avanti che nasconde il volto. L’oscurità avvolge tutto tranne un cerchio di luce che illumina appena il corpo. Nessuna scenografia, nessuna compagnia. Solo Antonio Canales e il silenzio che precede il movimento.

Paco Manzano scattò a Barcellona, alla Cumbre Flamenca Campanas, un festival che negli anni ottanta riuniva in Catalogna le figure più importanti del flamenco dell’epoca. Canales aveva allora poco più di vent’anni ed era già considerato il ballerino maschile più innovativo della sua generazione. La sua danza non era solo tecnica — era teatro, era tensione, era un corpo capace di raccontare una storia completa senza pronunciare una sola parola.

Ciò che Manzano ha catturato in quell’immagine non è la danza in sé — è il momento precedente. La concentrazione assoluta. Il ballerino raccolto su se stesso prima di dispiegarsi. È una di quelle fotografie che dimostrano che il flamenco inizia molto prima che il piede colpisca il pavimento.

Questa fotografia è appesa oggi alle pareti di Cardamomo. Se sei qui è perché l’hai vista nella sala. Ora sai cosa è successo quella notte.

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